tomatoLa CTNBio deve approvare il prossimo 5 marzo altri semi OGM.
C'è poco da pensare, da lì arrivano altri veleni!

Il Brasile è già leader, insieme con gli Stati Uniti, nell'uso di pesticidi e sementi geneticamente modificate che hanno bisogno di più pesticidi.

La nostra sovranità agricola è nelle mani di 6 imprese, che se domani decidessero di non vendere più semi, comprometterebbero l'intero sistema agricolo nazionale.
Non solo, il 5 marzo, la Commissione Tecnico Nazionale Biosicurezza- CTNBio "voterà" (vedi agenda) il rilascio di tre nuove varietà di piante transgeniche in Brasile: un mais resistente al 2,4-D e all'haloxifape, ed un eucalipto transgenico. "Votare" è un eufemismo per dire che approveranno direttamente, dal momento che, come è noto, sono molto poche le voci dissenzienti in seno al comitato.

Una è quella di Rubens Nodari, professore titolare alla UFSC, agronomo e dottore di ricerca in genetica vegetale. Ha chiesto recensioni sul caso del mais transgenico resistente al 2,4-D e haloxifope, entrambi estremamente tossici.
Il 2,4-D, vale la pena di ricordarlo, è uno degli ingredienti dell'Agent Orange, utilizzato dagli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Nodari argomenta che mancano su questo caso studi di base, tra cui alcuni richiesti dalla legge. Il relatore del caso, Gesù Aparecido Ferro, ha preparato un parere consolidato su opinioni parziali che non esistono, violando in tal modo le regole del CTNBio.
Un altro punto curioso è che il Ministero Federale Pubblico ha chiesto che il 2,4-D pesticidi sia rivalutato. Se fosse sospeso, come rimarrebbero questi poveri semi "non protetti"? Gli argomenti per vietare 2,4-D non mancano.
Se fosse possibile fare una classifica, il caso di eucalipto sarebbe ancora più stravagante, data la crisi idrica in cui si trova il paese. La pianta, che di solito consuma già 30 litri di acqua al giorno, e sta già causando siccità nel nord dello Stato di Spirito Santo e nel sud di quello di Bahia, crescerà più velocemente e utilizzerà maggior quantità di acqua. Inoltre, ovviamente, molto più pesticidi.

Secondo Paulo Kageyama Yoshio, professore titolare presso USP, agronomo e dottore di ricerca in genetica, questa richiesta non ha i requisiti minimi richiesti dalle analisi di biosicurezza per l'approvazione. I problemi di impatto in materia di ambiente (acqua, biodiversità e suolo) e sulla salute umana (miele, polline) sono ancor più aggravati o sono sconosciuti in relazione alle colture agricole già approvate.
Kageyama dice che, in relazione agli impatti sull'acqua, la riduzione delle rotazioni per 4/5 anni genererà un impatto su microbacini in queste piantagioni, che andrà a peggiorare drammaticamente la crisi idrica attuale.
Sugli impatti sul miele, dice che il potenziale impatto sulla fauna degli i impollinatori (autoctoni ed esotici) non è stato adeguatamente studiato, tenendo conto che proprio lo studio dell'impresa dimostra che il polline transgenico ha una concentrazione molto più alta di effetti transgenici rispetto ad altri tessuti vegetali, che può portare al collasso degli alveari.

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di Antonio Lupo

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