Locandina Mediterraneo3 giorni di attività sul Mediterraneo a Roma

Di fronte alla realtà attuale che vede sempre più addensarsi sull'area mediterranea una pesantissima atmosfera caratterizzata da esodi forzati, drammatici naufragi, sopraffazioni, violenze e conflitti di ogni genere, parlare di INTEGRAZIONE MEDITERRANEA potrebbe quasi sembrare una stravagante provocazione...

Eppure noi riteniamo che non sia così.

Se vogliamo continuare a credere e a lavorare per una integrazione dei popoli del Mediterraneo non è certo per una visione nostalgica o romantica del Mediterraneo antico, che finisce per mitizzare l’età dell’oro greco-romana o quella della gloriosa espansione della civiltà arabo-islamica, ma è perché riteniamo che ci sia una formidabile originalità potenziale in un processo di integrazione mediterranea che riesca a mettere in valore un patrimonio storico, politico, sociale e culturale che oggi rischia di essere cancellato, sopraffatto dalla strategia egemonica nordamericana – con il suo pensiero totalizzante – che minaccia non solo la convivenza fra i popoli mediterranei, ma più in generale la pace internazionale.

Lavorare per l'integrazione mediterranea si può dunque intendere come il tentativo di resistere e contrastare, facendo leva su alcuni punti che in seguito degli incontri del 26, 27 e 28 marzo metteremo in evidenza, il fondamentalismo a guida statunitense – aggressivo e bellicista – che si propone di recidere ogni rapporto fra le due rive del Mediterraneo, subordinando tutta l’Europa allo spazio atlantico e sottoponendo il mondo arabo-islamico ad una crescente pressione politica, economica, sociale e militare.
Il fondamentalismo del sistema imperialista è, essenzialmente, il fondamentalismo del mercato, del consumo, del profitto, sostenuto con la forza del potere militare e in dispregio del diritto internazionale.

L’integrazione che noi immaginiamo non significa omologazione culturale o monoteismo del mercato, ma al contrario ricchezza di diversità, valorizzando la cultura “dei molti Dei”, delle molte lingue e delle molte civiltà, del ‘mare fra le terre’ estraneo alla dimensione oppressiva, omologante, cosmopolita e ‘pacificatrice’ delle potenze imperialiste.

Il primo degli elementi concreti su cui fare leva per ridare vita a una identità comune dei popoli del Mediterraneo è quello della storia, la storia autentica dei suoi popoli, al fine di ricostruire la memoria collettiva delle sue culture, che si sono incontrate e scontrate, senza che mai nessuna riuscisse definitivamente a distruggere e sopraffare le altre.

Attraverso un'analisi storica accurata è possibile ricostruire l'evoluzione delle relazioni intercorse fra sponda Nord e Sud, in particolare fra l'Europa ed il Mondo Arabo e comprendere i tratti essenziali del substrato che ha prodotto, per capire se, ed in che misura, siano ancora presenti e si possano sviluppare all'interno di quella nuova identità mediterranea che vogliamo costruire.

Un altro elemento da valorizzare sono tutte quelle continue interazioni e scambi reciproci che hanno plasmato la storia delle sue rive, unendole in un profondo legame rintracciabile nelle molteplici influenze avvenute fra le sue aree nei più diversi ambiti, da quello artistico e scientifico a quello filosofico a quello dell'organizzazione politica e sociale.

Per poter parlare concretamente di integrazione dei popoli del Mediterraneo bisogna individuare ed affrontare costantemente le questioni concrete che in questo momento si oppongono a questo magnifico sogno:

· L'incancrenirsi della questione palestinese
· L'aggressione imperialista alla Siria
· La questione Turca
· Il “caso” Grecia
· Il divario permanente e crescente tra i paesi del nord e quelli del sud del Mediterraneo.

La sola risposta che siamo concretamente in grado di dare di fronte a questo quadro funesto è moltiplicare e sviluppare le occasioni di incontro e di confronto come questa al fine di creare una rete e un intreccio di relazioni capace di rendere il Mediterraneo non più un mare oscuro e amaro, dove scorrazzano le armate imperialiste seminando conflitti e guerre, dove naufragano e muoiono le speranze dei migranti africani, medio-orientali, asiatici... ma un mare che unisce: che unisce i popoli della sponda Sud con quelle della sponda Nord. Un mare pacifico nel mezzo del quale anche l'Italia riacquista il suo storico e splendido carattere di 'ponte' certo e sicuro e non più quello di “portaerei” minacciosa del comando centrale delle operazioni guerrafondaie contro tutti quei vicini che, per molteplici ragioni, rifiutano il dominio e la coercizione delle potenze economiche, politiche e militari.


Centro d’Informazione, Ricerca e Cultura Internazionale​

 

 

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