BOLIVIAPochi giorni fa, decine di migliaia di boliviani hanno riempito le piazze di nove grandi città del Paese in appoggio alla decisione della magistratura di indagare sulle responsabilità del governo golpista di Jeanine Áñez, nella frattura democratica in seguito al disconoscimento della vittoria elettorale di Evo Morales. Il recupero della democrazia e della giustizia sottratte dai golpisti sono state bandiere importanti della campagna elettorale della coppia presidenziale Luis Arce e David Choquehuanca.

Come si ricorderà, nelle elezioni dell’ottobre 2020, il binomio del Movimento al Socialismo (MAS) ha sbaragliato la destra al primo turno con il 56% dei voti, ottenendo la maggioranza sia alla Camera, che al Senato. Il governo “de facto” si è reso responsabile di molteplici danni all’economia e alla società, con violenza, corruzione, abusi, discriminazioni, odio di classe e razzista. Privatizzazioni frettolose hanno trasferito alcune imprese nelle mani di veri e propri avventurieri, complici dei golpisti. Parallelamente, il governo ha accettato un prestito del Fondo Monetario Internazionale. Un prestito che in realtà non serviva, viste le importanti riserve su cui poteva contare lo Stato grazie all’attenta politica del MAS negli ultimi dodici anni. Tra le prime misure del neonato governo del MAS c’è stata la restituzione al FMI di questo prestito, che la banda che ha governato il Paese per quasi un anno non era riuscito a intascare, malgrado i ripetuti rinvii della data delle elezioni.

Oggi, la magistratura sta finalmente indagando sulla repressione che il governo Áñez ha scatenato, chiamando le Forze Armate e la Polizia a intervenire per reprimere le proteste sociali. L’intero governo Áñez, il vertice delle Forze Armate e della Polizia sono chiamati a rispondere delle proprie responsabilità di violazioni dei diritti umani, con un bilancio pesante: 35 morti, centinaia di feriti e torturati, migliaia di incarcerati, decine di persone costretti a rifugiarsi in ambasciate o in altri Paesi. Spiccano, tra gli altri, i massacri di Sacaba (Cochabamba) e Senkata (El Alto), dove i militari ha sparato sui civili inermi causando decine di morti e feriti, reprimendo inoltre i funerali delle vittime.

Lungi dal cercare vendetta, il popolo boliviano reclama giustizia, insieme alla sovranità e alla possibilità di decidere in autonomia. E’ assai pretestuoso che l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) insieme agli Stati Uniti e all’Unione Europea, protestino contro l’attuale governo (anche se la decisione è partita dalla magistratura) e chiedano l’impunità per Áñez e i suoi ministri. Pretestuoso perché l’OSA, abusando della sua funzione di garante del processo elettorale del 2019, ha responsabilità dirette nel golpe del 2019, adducendo brogli ed irregolarità inesistenti e chiedendo di fermare lo spoglio. Con la sua sfacciata ingerenza, l’OSA ha generato un vuoto utilizzato dalla destra, scesa in piazza a caccia dei militanti e dei dirigenti del Movimento al Socialismo. L’OSA ha quindi appoggiato direttamente il golpe, chiedendo di annullare le elezioni per favorire la destra ed il suo candidato Carlos Mesa. Di fatto, dando il via libera all’azione di squadracce razziste e fasciste che hanno assaltato le sedi istituzionali ed i seggi, bruciato le schede elettorali con la copertura delle “forze dell’ordine”. Durante giorni si è scatenata la violenza fascista ed una persecuzione che ha obbligato a rifugiarsi all’estero i vincitori delle elezioni: Evo Morales e Garcìa Linera.

La magistratura deve indagare e cercare i responsabili: sia i mandanti che la manovalanza criminale. Non solo lo chiedono le vittime ed i loro familiari, ma è necessario per la tenuta democratica del Paese. Il popolo boliviano tutto è interessato a un futuro di pace, ma questa non sarà possibile senza giustizia.

Così come l’OSA prese il posto delle autorità elettorali nell’ottobre 2019, ora vorrebbe sostituirsi all’azione della magistratura boliviana. Ma non si è fatto intimidire il giudice che ha annullato la scarcerazione di Áñez, che cercava di ottenere la sospensione della custodia cautelare con il pretesto di una leggera ipertensione.

Sono ancora fresche le immagini delle persecuzioni, gli omicidi, le sparatorie contro i manifestanti, le distruzioni e l’incendio delle case di dirigenti e familiari di militanti del MAS. Sono fresche le violazioni e gli abusi razzisti contro le donne vestite con la tradizionale “pollera”, così come le terribili immagini della violenza contro Patricia Arce, allora sindaca di Vinto (Cochabamba) per il MAS. Al contrario, sia Áñez che gli altri ministri sono stati incarcerati con piene garanzie processuali.

L’OSA, istituzione già fortemente delegittimata vista la sua totale subalternità al governo statunitense, oggi cerca di difendere i suoi fedeli servitori come la Áñez. Deve mantenere dalla sua parte alleati come la Colombia di Ivan Duque, il “gruppo di Lima” o il Brasile di Bolsonaro.

Di certo, gli Stati Uniti di Biden non demordono. Ma il recente crollo della farsa giudiziaria montata contro Lula in Brasile e le buone possibilità di vittoria del movimento di Rafael Correa nelle prossime elezioni in Ecuador, indeboliscono l’alleanza reazionaria in America Latina ed il suo fedele alleato Luis Almagro (segretario dell’OSA).

D’altra parte, le recenti rivelazioni della corrispondenza diplomatica dell’ambasciata del Regno Unito a La Paz, che confermerebbero anche il coinvolgimento del governo britannico di Boris Johnson nel golpe dell’ ottobre 2019, dimostrano l’interesse delle grandi potenze per i giacimenti di litio. Come avevamo denunciato allora, quel golpe era animato dagli appetiti delle multinazionali delle industrie estrattive. In questo senso, chiarissime sono state le dichiarazioni di Elon Musk, il “golpista ecologico” a capo di Tesla, con cui rivendicava il “diritto” a fare colpi di Stato ovunque ce ne fosse bisogno, invitando il mondo a farsene una ragione.

Altro dato importante della grande e recente mobilitazione popolare è la coesione dimostrata dai movimenti sociali. Il risultato contraddittorio del MAS nelle recenti elezioni amministrative si deve anche alla scelta di candidati che non rappresentavano la volontà della base e l’unità tra i movimenti sociali e lo strumento politico. In diverse città, queste divisioni locali hanno dato la possibilità di vincere ai candidati della destra. Nei prossimi mesi, probabilmente assisteremo anche ad un confronto aspro tra governo centrale del MAS e poteri locali in mano all’opposizione. Ma anche ad una tensione creativa e dialettica che spesso ha caratterizzato i rapporti tra movimenti sociali, popoli originari e lo strumento politico, sperimentando forme nuove di convivenza e di lotta.

Dopo un anno di governo golpista, c’è molto da fare per riprendere la rotta della democrazia partecipativa e del protagonismo dal basso. Ed i molti danni fatti dai golpisti indicano che la strada sarà in salita. Certo, il MAS ed il suo governo dovranno riflettere e correggere gli errori commessi. Da parte sua, la destra non starà a guardare e cercherà di mettere i bastoni tra le ruote, come ha fatto ininterrotamente negli anni di governo di Evo Morales, in una strategia di destabilizzazione anche con l’uso della violenza.

Come Rifondazione Comunista- Sinistra Europea, da sempre solidali con il popolo boliviano, appoggiamo innanzitutto la sua prioritaria battaglia per sconfiggere la pandemia, ripristinando e rafforzando il ruolo della sanità pubblica.

Il nuovo governo si è dato obiettivi chiari ed importanti per recuperare una distastrosa situazione economica e sociale, nella ricerca del Buen Vivir e nella cura di “madre natura”.

Rifondazione Comunista esige dal governo italiano di non aderire alle campagne razziste al servizio delle multinazionali che vogliono stabilire forme neocoloniali e appropriarsi delle risorse naturali dei Paesi latinoamericani.

 

di Jorge Ceriani * 
*Resp. Commissione Esteri federazione PRC-SE di Roma