honduras01La recente dichiarazione congiunta dei partiti comunisti della regione, sotto lo slogan "Giù le mani dall'Honduras!", colloca nuovamente la nazione centroamericana nell'epicentro del dibattito ideologico continentale. Il documento non è solo una denuncia tecnica, ma un manifesto carico di simbolismo che cerca di mettere in guardia su quella che i firmatari considerano una trama pericolosa destinata a destabilizzare l'ordine costituzionale e minare la sovranità popolare.

Questa posizione, sostenuta da una coalizione diversificata che include il Partito Comunista della Colombia, il Partito Comunista do Brasil, il Partito Comunista dell'Uruguay, il Partito Comunista dell'Ecuador, il Partito del Popolo Panamense, il Partito Comunista del Perù, il Partito Vanguardia Popular del Costa Rica, il Partito Comunista Messicano, il Partito Comunista della Bolivia, il Partito Comunista del Venezuela e lo stesso Partito Comunista dell'Honduras, sottolinea una preoccupazione collettiva che trascende i confini nazionali.

Il nucleo dell'argomentazione di questi partiti risiede nella connessione tra la politica interna e lo scacchiere geopolitico. Per queste organizzazioni, l'ombra di un nuovo colpo di stato militare non è una paranoia infondata, ma una possibilità latente alimentata da quella che definiscono "l'ingerenza interventista dell'imperialismo statunitense". Esigendo che le "mani yankee" si mantengano fuori dall'Honduras, i firmatari cercano di inquadrare l'attuale crisi non come un conflitto isolato, ma come una lotta di resistenza sovrana di fronte a pressioni esterne.

Questa retorica si intreccia con una critica feroce al passato recente del paese, collegando la minaccia di rottura democratica con il tentativo di ritorno simbolico dell'ex presidente Juan Orlando Hernández e la pretesa di imporre una continuità attraverso il Partito Nazionale, fattori che, secondo il comunicato, non fanno altro che aggravare l'impunità.

Ciò che risulta particolarmente rilevante di questo appello è l'urgenza con cui si sollecita la mobilitazione attiva dei movimenti sociali, partiti politici e organizzazioni per i diritti umani. Parlando di "tamburi di guerra" e autoritarismo, i partiti firmatari — dal Cono Sud ai Caraibi — tentano di elevare il costo politico di qualsiasi manovra che possa essere interpretata come un'interruzione dell'ordine stabilito. Questa strategia di allarme precoce cerca di generare un muro di solidarietà internazionale, suggerendo che la difesa della democrazia in Honduras è, in realtà, la difesa della pace in tutta la regione.

Lois Pérez Leira